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Arman « Ritratti-Robot » - (04/06/07)
 

La serie di Arman « Ritratti Robot », consiste nell’effetto personale di un individuo che Arman conosceva molto bene—perciò i ritratti erano quasi sempre di un amico o un acquirente a lui vicino. L’unica eccezione della sua strategia è stato quando ha fatto la serie di ritratti di compositori classici come Wagner, Beethoven, Bach, ecc.
In quel caso, aveva studiato in dettaglio molte biografie di questi personaggi, per cercare di catturare con arguzia ed intelligenza le loro abitudini ed idiosincrasie.

Per il resto dei ritratti dei robot, Arman stesso sceglieva gli oggetti che pensava rappresentassero al meglio l’individuo. Quindi se avessi saputo che ti avrebbe fatto un ritratto, dovevi nascondere tutti i tuoi più “preziosi” tesori, altrimenti li avresti trovati da qualche parte nell’opera che ti stava preparando!

Non avrebbe mai accettato nessuno pagamento o commissioni per questi lavoro. Erano dei regali. I collezionisti, che adoravano questi lavori, lo scongiuravano di far loro i ritratti, spedendogli scatole di oggetti personali. E Arman glieli rispediva subito.


Il mio “Ritratto-Robot” fatto da Arman

E’ stato per il mio ventisettesimo compleanno. Mi ricordo che all’epoca facevo lezioni di Spagnolo perciò Arman sapeva che sarei stata fuori per alcune ore. Sono stata a casa più tardi quel giorno e Arman mi ha fatto entrare nella sala da pranzo e mi ha presentato il mio ritratto, che aveva appeso proprio lì. Ero super contenta; è stata una sorpresa così bella. Ma dopo che la sorpresa era passata, mi ero resa conto che tutti i miei oggetti personali erano in una scatola tutti in disordine- il che fa capire quanto sia una fanatica dell’ordine. Volevo che assomigliasse al ritratto di Bernard Venet, nel quale tutto era organizzato ed in ordine. Ma mi sono resa conto che questi ritratti dicono la verità!

 

Nelle settimane seguenti, quando non riuscivo a trovare le cose, tipo la mia nuova borsa Vuitton-che non avevo mai usato-o il mio anello con la testa di leone con un diamante, o anche alcune paia di scarpe, correvo e ispezionavo il ritratto cercando di trovare gli oggetti che non trovavo più. Erano inglobati dentro, incollati insieme su un pannello di legno e coperta da una scatola in Plexiglas per tutta l’eternità con tre sigarette, (io fumo ma non troppo), una copia della Metamorfosi di Kafka, qualche pezzo di gioielleria, il mio profumo preferito (all’epoca “Lino Bianco”) e i dischi di Jean-Pierre Rampal e Janis Joplin. Due degli oggetti, mi ricordano dei rituali che facevamo tra di noi: la piccola lattina di tartufo nero e la rasatura della sua barba. In questi giorni di tanto tempo fa- e non dirò QUANTO tempo fa! Gli preparavo le uova alla coque con il tartufo e poi, gli facevo la barba. Quando adoravo farlo.

 
 
 
 
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