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Arman fotografa gli amici, a New York dal 15 Maggio - (15/05/07)
 

L’Istituto Francese Alliance Française a New York è onorato nel presentare, come esibizione inaugurale nella sua nuova galleria, la mostra di un portafoglio di 82 fotografie fatte da Arman. Queste fotografie, sia a colori che in bianco e nero, sono state fatte tra gli anni ’60 e ’70, e sono proposte per la prima volta negli Stati Uniti.

Arman si è trasferito a New York City in un epoca in cui il mondo dell’arte stava conoscendo la Pop Art, il Minimalismo e i movimenti di Arte Concettuale. Lui sin da subito conobbe alcuni tra i maggiori artisti di quel periodo come: Roy Lichtenstein, George Segal, Frank Stella e Andy Warhol, per nominarne alcuni. Marcel Dushamp è stato il suo compagno di giochi. Queste fotografie storiche ci permettono di scoprire questo mondo.
“ARMAN: Accumulazioni di Amici” sarà in mostra alla galleria FI:AF, 22 East 60th Street (tra la Madison e Park Avenue) dal 15 Maggio, 2007

 

 

Clicca per leggere gli articoli sull’apertura della Galleria Fiaf

“Arman l’Onnivoro”, un saggio di Tom Bishop

Introduzione: Arman l’Onnivoro

La cultura occidentale nella seconda metà del ventesimo secolo è stata fortunata nel poter contare sui suoi artisti plastici, un numero di notevoli donne e uomini che più volte hanno rivoluzionato e rinnovato l’espressione artistica ed estetica. Ancora non molti di queste personalità creative chiave possono sinceramente essere etichettati “più grandi della vita”, persone le quali la propria genialità, originalità, la larga spera di interessi ed attività, è riuscita a metterli addirittura sopra i migliori dei migliori. Chiaramente, il prototipo di questo concetto “più grandi della vita” per l’intero secolo è stato Picasso.
Anche Arman, è stato uno dei molti pochi, nei cinquanta anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, a far parte di questa descrizione. L’appetito di Arman per l’arte ed il concettualismo in tutte le sue forme era illimitato. Era così vorace, e così avido nel provare tutto, di andare dappertutto, artisticamente parlando, per esplorare sempre senza mai adagiarsi negli allori, senza mai rifiutare niente, dal microcosmo al macrocosmo, dall’elevato ai bidoni dell’immondizia, ecco perché può essere soprannominato onnivoro sia artistico che intellettuale, con una incontenibile sete per le nuove frontiere, una bulimia creativa.

Il lavoro di Arman testimonia una permanente irrequietezza, visibile nella varietà delle forme che ha esplorato come del resto in ciascuno dei suoi lavori, dai primi “cachets” alle accumulazioni e dopo nelle “coupes” e “colères”. Cercando di spiegare a parole il nascente fenomeno successivo alla Seconda Guerra Mondiale, il consumismo e la produzione di massa destinata al consumo di massa, la firma di Arman nelle accumulazioni ha testimoniato una carica inventiva ed una riflessione intuitiva che ha interessato i valori e le mentalità occidentali.
Lo stress sullo oggetto, isolato dal giudizio di valore, il vedere il mondo come assurdo e frammentario, ha fatto sì che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda delle eccitanti tendenze nelle altre forme artistiche negli anni cinquanta e sessanta; riscontrabile nella letteratura Francese, queste tendenze analoghe alla poesia di Francis Ponge, le prime novelle di Alain Robbe-Grillet, e qualche saggio di Roland Barthes, specialmente Mitologiche. Per Arman e altri compagni pittori, come Yves Klein, César, Martial Raysse, Daniel Spoerri, e altri, il fenomeno ha portato alla formulazione del “Nouveau Réalisme.” Ha inoltre aiutato l’arricchimento della Pop Art.
Con la successiva, apparentemente fase distruttiva delle “coupes” e “colères”, Arman è stato, ancora una volta il cuore dell’avanguardia artistica e filosofica del suo tempo. Come la distruzione di Jacques Derida, il movimento filosofico più importante dell’ultimo quarto del ventesimo secolo, anche Arman ha decostruito piuttosto che distruggere, o meglio ha creato attraverso la distruzione, al fine di cercare realtà più profonde che potessero trascendere il caos. Lui ha scritto che “nei miei dipinti, l’oggetto è solo un pretesto, ma è sempre presente.” Questi oggetti, così centrali nella sua arte, stanno tra la meditazione e il sapere.
Ma la cosa davvero geniale nel progetto artistico di Arman, sotto il suo ovvio e fondamentale conoscenza ed esuberanza, è il suo profondo background culturale. Potrebbe essere una sorpresa imparare che un pittore o uno scultore possiede un discorso filosofico dei tempi, come se il ruolo dell’artista fosse “strettamente” sul dipingere o scolpire, e non di pensare. Ma faceva parte della voracità di Arman nel rigettare queste limitazioni artificiali. Lui legge di tutto e le sue letture lo portano in contatto con pensatori di tutto il mondo, dai poeti con i quali condivide intuizioni e sensibilità, ad un serie di campi inclusa l’archeologia e l’arte Orientale. Lui non era contento di collezionare pezzi di antiquariato, li ha studiati comprendendone il loro significato; non era soddisfatto di apprendere il judo, è andato oltre diventando un maestro in una famosa scuola di judo.
L’appetito insaziabile di Arman per il conoscere e per la creatività è facilmente dovuto dal padre Franco Algerino e dai suoi avi Spagnoli, Antoine Fernandez, il proprietario di un piccolo negozio d’antiquariato a Nizza e come amatore, artista e fotografo. Lui è stato una forte e positiva influenza per il suo unico figlio durante tutta la sua vita. E’ stato Fernandez ad aver dato ad Arman l’amore per la fotografia e, a 17 anni, la sua prima macchina fotografica. Il giovane uomo, iniziò a fotografare sempre di più, ma è specialmente dopo che Arman si è trasferito a New York negli anni sessanta, che la sua macchina diventa la sua più grande compagna di avventura. Con lei, ha iniziato a cogliere momenti incredibili del mondo dell’arte di New York, insieme a catturare i suoi amici Francesi, la maggior parte pittori e scrittori. Arman non ha mai sostenuto di essere un fotografo di professione; lui faceva fotografie, frammenti di realtà. La sua realtà consisteva nelle persone—le straordinarie persone che hanno reso quegli anni esilaranti. A New York il centro della creatività: Robert Rauschenberg, Larry Rivers, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Paul Jenkins, the Christos, Jim Dine, Merce Cunningham, e John Cage; insieme, da tempo addietro, Marcel Duchamp e Salvador Dalì.

Quando Arman gli fotografava, non era una persona esterna, era uno di loro, una della famiglia, una comunità di creatori di talento con i quali ha condiviso serate intere uno nello studio dell’altro o nei bar del centro, nei quali confrontavano le loro idee nelle conversazioni sull’arte o soggetti che interessavano tutti. Le fotografie di Arman sono una preziosa testimonianza di quel periodo indimenticabile. Il suo obbiettivo ha anche catturato i suoi molti amici in Europa, da Picasso e Man Ray, ai suoi contemporanei come César, Yves Klein, Joseph Beuys, Etienne Martin e Léonor Fini. Tra i tanti amici fotografati c’è stato anche Richard Avedon con il quale ha condiviso una vacanza in Egitto e James Baldwin quando abitava a Saint-Paul de Vence, vicino alla residenza Francese di Arman.
Tutte queste fotografie dovrebbero essere capite nella maniera che Arman voleva che fossero: documenti di un periodo, un modo per “prendere appunti”, un modo per preservare qualcuno e qualcosa per se stesso. Lui non vedeva queste immagini come parte del suo lavoro, una sua opera, ma come parte della sua vita. Per noi, oggi, ora che Arman ci ha tristemente lasciati, è un grande regalo che queste fotografie, che Arman inizialmente non aveva nemmeno inteso di preservare, sono disponibili per dare a tutti noi uno sguardo molto privato alla sua vita e la sua voglia di guardare gli altri.
Molti anni prima lui stava pensando a cosa scrivere sulla usa epigrafe, Arman ne aveva deciso una: “Enfin seul” (Alla fine da solo) Per una volta, Arman aveva sbagliato. I soggetti di tutte le sue fotografie sono con lui in un modo o nell’altro. E noi siamo con lui.

Tom Bishop
Professore di Letteratura Francese con cattedra a Firenze e Direttore del Centro per la Civilizzazione e per la Cultura Francese, Università di New York.

 
 
 
 
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